Gnome 3 + Ubuntu 11.04: combinazione devastante!

Il mio desktop, con la shell di Gnome 3 in funzione

Ieri sera ho installato il nuovo ambiente desktop “Gnome 3” e devo dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso. Una facilità d’utilizzo ed una bellezza grafica davvero stupefacenti. Non credo di tornare ad Unity tanto facilmente, ad essere sinceri.

Se qualcuno è ancora scettico a proposito di Linux, consiglio caldamente questo momento per “buttarsi” sul sistema operativo del Pinguino.  In pochi semplici passi avrete un computer più performante, sicuro, e bello da vedere.

  1. Scaricare l’immagine del CD dal sito italiano di Ubuntu: http://www.ubuntu-it.org;
  2. Masterizzare l’immagine e riavviare il computer scegliendo il boot da CD;
  3. Seguire le istruzioni su schermo e installare Ubuntu, magari lasciando dello spazio vuoto sull’Hard Disk se avete ancora bisogno di Windows;
  4. Riavviare e accedere ad Ubuntu;
  5. Installare i driver della vostra scheda video (ci sono tante guide su internet, basta cercare il proprio modello)
  6. Installare Gnome 3 seguendo la guida del mio amico Stefano Perrini: link;
  7. Terminare la sessione utente oppure riavviare e iniziare a sfottere chi è rimasto con Windows o Mac!

Ovviamente se qualcosa non vi è chiaro o non riuscite a capire come fare un certo passaggio lasciate un commento e cercherò di aiutarvi!

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Ubuntu 11.04: prime impressioni su Unity

Ieri sera, nello stesso giorno del lancio ufficiale, ho installato la nuova versione di Ubuntu, dal nome in codice “Natty Narwhal”, ovvero “Narvalo elegante”.  Il narvalo è un cetaceo che vive nelle zone artiche, ed è stato classificato come prossimo ad essere a rischio di estinzione.

La sua sopravvivenza dovrebbe essere quindi garantita dalla comunità e dalla sua responsabilità collettiva, così come accade per Ubuntu e, allargando il discorso, per Linux in genere.

Passando alle impressioni vere e proprie, sono ritornato alla versione a 64bit pur essendo conscio che questo provocherà qualche grana in più, ma sono comunque fiducioso. L’installazione è stata molto semplificata e velocizzata. In pochi minuti avevo già il mio desktop pronto, anche se per vedere la nuova interfaccia Unity ho dovuto installare prima i nuovi driver della mia scheda grafica NVIDIA.

Ed è proprio Unity la novità “di punta” di Natty Narwhal. Criticata da molti, sostenuta a più non posso dalla società che sviluppa Ubuntu, la Canonical, e dal suo fondatore, Mark Shuttelworth. Sinceramente la trovo una cosa molto interessante, anche se minacciata dal recente arrivo di Gnome 3, che, a detta degli esperti, avrebbe dovuto essere implementato anche se in tempi strettissimi.

Ad ogni modo, Unity è interessante soprattutto se si hanno degli schermi “widescreen”, visto che la nuova barra “launcher” ha una collocazione laterale. E qui sorge un problema, almeno per quanto mi riguarda. Sarebbe comodo, infatti, poter spostare il launcher quantomeno a destra, perché mi impedisce di usare un comodissimo (crea dipendenza) plugin di Firefox chiamato “MileWideBack”. Uso così tanto internet che spostare questa barra è per me una vera e propria priorità, ma a molti sicuramente non cambia nulla.

Come tutte le novità, hanno bisogno di tempo per essere capite ed assimilate, ed è quello che cercherò di fare nei prossimi giorni, magari cercando anche di installare Gnome 3 per poter fare un vero confronto.

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Pseudo-Mussolini? Pseudo-Sarkozy? Cos’è adesso Berlusconi?

Il Governo si spacca sulla questione libica. Dopo il vertice con Sarkozy, il Premier si è convinto della possibilità di voltare ancora più le spalle al suo amico Gheddafi promettendo l’inzio di “bombardamenti intelligenti” contro il paese nordafricano. Al di là della cazzata dell’intelligenza dei bombardamenti, mi incuriosisce la “deriva” della figura di Berlusconi a cui stiamo assistendo negli ultimi mesi.

Si è proclamato secondo solo a Napoleone, è sceso in campo dando di sé l’immagine dell’imprenditore infallibile e arricchito grazie al genio del suo lavoro. Si è imposto in politica credendosi forse un “Duce democratico”, elude la Giustizia e negozia con il Vaticano come se egli fosse il Dio reincarnato della Repubblica Italiana.

Cosa rimane di questo personaggio, oggi? I suoi pezzi infranti sul pavimento della villa di Arcore.

E’ stato immerso fino al collo nei recenti scandali sessuali, non riesce più a gestire l’alleato leghista che gli sta ancora parando il culo non si sa per quanto tempo, attacca la magistratura e l’ordinamento dello Stato Italiano sapendo di essere quasi con le spalle al muro e quindi lottando fino alla fine con tutte le forze mediatiche, politiche ed economiche di cui dispone.

Quest’uomo incarna tutti i motivi per cui la democrazia non è la migliore forma di governo disponibile ma, per dirla alla Churchill, la “meno peggiore” che l’uomo abbia trovato. Urge, secondo me, una profonda riflessione politica per un serio riordinamento dello Stato e di tutte le sue componenti, a partire dal Parlamento.

Il problema, però, sono gli attori. Sono stufo di affidare il mio futuro in mano a delle persone della cui onestà ho tutto il diritto di dubitare. C’è bisogno di gente diversa. Questa “ricchezza” è sicuramente presente in Italia, ma non si espone.

Esporsi, impegnarsi, indignarsi dovranno essere le parole d’ordine della nuova generazione di politici che auspico. Se questo non accadrà, le cose continueranno ad andare in questo modo per chissà quanti anni.

Già così ho la brutta impressione che sia “troppo tardi” per cambiare le cose. Soltanto la fame e la miseria potrebbero svegliarci. Fin quando abbiamo la pancia piena e il piatto a tavola, noi Italiani non ci esporremo mai. Contenti noi…

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Lettere da “Milano 2”

Vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in un’azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio. Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come… del Presidente del Consiglio è l’assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa. Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio. Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio. Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio, e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio: questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio. Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Seguo molto il calcio, e faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario. Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio. Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio. Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse, per fortuna! PS.: Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione hanno l’obbligo civile e morale di trasmetterla ad almeno altre cinque persone: non sia mai che qualcuno lo votasse di nuovo… Autore Anonimo

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Febbre da “Zac”

Finalmente oggi potrò tornare allo stadio. Un esilio forzato che quest’anno è stato davvero difficile da sopportare.

La partita è di quelle “di cartello”: il Foggia sfida la capolista indiscussa (virtualmente già in Serie B) Nocerina. Una sfida che mi ricorda quella in C2, qualche anno fa, quando lo “Zaccheria” fece il tutto esaurito come se fosse una finale di Champions.

Oggi, a prescindere dal risultato, dalla prestazione, dagli uomini in campo, dai tifosi ospiti (saranno 800), quello che voglio fare è cantare. Della partita non me ne frega niente. Si va allo stadio a cantare, non a vedere la partita. Può sembrare un paradosso ma chi non ha vissuto per qualche anno la “curva” non può capire. Si canta, si sostiene la squadra, poi si prende quel che viene. Certo, qualche “parola” alle azioni sbagliate dei nostri scappa sempre, ma l’importante è cantare, far sentire ai giocatori che comunque i tifosi ci sono.

Gli allenatori (Zeman compreso) passano, i calciatori passano, le società passano. Chi rimane sono sempre loro: i “soliti”. E in mezzo a loro, oggi, che sono felice di tornare, almeno per una partita.

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