Pulcher – Episodio 4: “Lunga vita al Duca!”

Posted by on 27 ottobre 2012

La situazione politica e militare nel 1099: l’armata del sultano Zoghbadid assedia Bari dopo aver conquistato tutta la Calabria, Cannae (feudo personale del Re Roger I) e Taranto. Non c’è modo di fermare quei 2600 arabi.

Diario di Fafonzo I Candelaro – Duca di Benevento

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6 Dicembre 1099, Benevento

Il mio riconoscimento ufficiale come Duca.

Oggi è il MIO giorno di gloria. L’Arcivescovo di Benevento è stato cacciato via dalle mie fedeli truppe e il mio Re, Roger I di Sicilia, mi ha finalmente riconosciuto come Duca di Benevento. Un sogno che si realizza. La capitale rimane ovviamente Foggia, anche se il nome storico del ducato è “Ducato di Benevento”. Per adesso meglio non fare cazzate con i nomi, devo lasciare un contentino ai miei nuovi sottoposti.

Adesso ho finalmente una continuità territoriale tra i territori foggiani e salernitani, oltre all’enorme prestigio che deriva dal nuovo titolo.

C’è solo un piccolo problema: l’esistenza del Regno di Sicilia è a rischio. Quei libici bastardi stanno facendo i loro comodi più a Sud, senza che Re Roger riesca a fermarli. Hanno più di 2000 uomini mentre noi non riusciamo a metterne in campo nemmeno 500. Troppi anni di guerra hanno logorato il Regno, e adesso non siamo più in grado di difenderci da soli.

La mia diplomazia, tuttavia, è già al lavoro con il Sultano Zoghbadid. Non è bello da dire ma sto trattando una pace separata, ora che ho un peso politico decisamente maggiore. Se la cosa riesce, l’esistenza del Ducato dovrebbe essere garantita. Sempre che l’arabo sia di parola.

5 Luglio 1102, Castello di Lucera

Ultimo baluardo di Puglia.

Non è bello svegliarsi la mattina e sentire 4000 arabi che ti prendono per il culo cantando: “Affacciati alla feritoia, Fafonzo mio”. Beh, è quello che sta capitando giorno dopo giorno qui a Lucera. Siamo sotto assedio. Re Roger è sparito, pare stia organizzando una banda armata più a Sud. Intanto questi stronzi li devo tenere a bada io.

Sono dannatamente indeciso. Più tardi ho ottenuto un incontro con il comandante arabo. La mia spia mi ha detto che ha la piena fiducia del Sultano anche dal punto di vista politico, e dunque potrò trattare direttamente con lui. Trattare cosa, poi? La resa, ovviamente.

3 Marzo 1105, Benevento

Vale la pena tradire per essere indipendenti? Non lo so, ma non avevo scelta. Il nuovo Re di Sicilia, Robert, è ancora più coglione del padre. Non aveva più senso rimanere all’interno del regno.

Mamma mia che rischio. Siamo stati nelle mani di un arabo per qualche mese. Ci ha salvato il culo il mio Cancelliere, che ha minacciato il comandante libico di un’entrata in guerra da parte del Regno di Castiglia e del Regno di Polonia se le sue armate non si fossero ritirate dai territori del mio ducato.

Il compromesso è stato trovato con la mia ribellione nei confronti del nuovo Re di Sicilia, Robert I, figlio di Roger, morto assassinato poche settimane fa. Ovviamente il nuovo Re, appena maggiorenne, è il maggiore sospettato per l’omicidio del padre. Mi fa schifo.

Le dolorose decisioni, prese per garantire continuità al mio Ducato, mi hanno fatto conoscere al resto d’Europa come “Fafonzo il Saggio”. Sfido chiunque a sostenere il contrario, bastardi.

Abbiamo comprato la nostra libertà con le minacce e il tradimento. Ma sinceramente non me ne frega un cazzo, rischiavamo di dover parlare tutti arabo come è accaduto ai miei figli Alessio e Giulio, adesso diventati “Sceicchi” di Lecce e di Bari per quel bastardo Zoghbadid.

E’ comunque il secondo mio grande obiettivo che si realizza: l’indipendenza. Adesso non sono più vassallo di nessuno. Questo ci mette in una posizione di forza, ma anche di debolezza. Il Sacro Romano Impero a Nord infatti è una minaccia tanto quanto i Mori a Sud. Basta un capriccio dell’Imperatore e saremo spazzati via.

Potrei giurargli fedeltà, ed entrare a far parte dell’Impero, oppure guardare ad est, a Costantinopoli. L’impero bizantino è molto potente ma questioni religiose ci dividono. A me della religione non frega un cazzo, ma non tutti, purtroppo la pensano come me.

25 Gennaio 1107, Foggia

Tragedia!

Perché? Perché!?

Non avrei mai voluto scrivere queste parole: mio figlio Giulio è morto, insieme a suo figlio e mio nipote, chiamato anch’egli Giulio. Morti per una febbre. Portata sicuramente da quegli arabi del cazzo.

Il Regno di Sicilia infatti l’anno scorso ha perso la guerra ed è stato sciolto. Ora è tutto in mano agli arabi. Tutto tranne il mio ducato. Che se lo venissero a prendere, quegli stronzi. Oggi non ho voglia di niente. Constantine è distrutta, come me.

Adesso Elisa, mia nipote, rimarrà da sola con la mamma Emonie, che tra l’altro aspetta un bambino da Giulio. Spero sia maschio, altrimenti questo ramo della mia famiglia diverrà secco dopo solo una fioritura.

E’ una tragedia. In tutto il ducato ci saranno 30 giorni di lutto. Chi vorrà potrà unirsi al mio digiuno dall’alba al tramonto durante questo mese. Adesso vado, non ce la faccio più…

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