Epilogo

27 Aprile 2013 – Santiago de Compostela

E’ così che si conclude il pellegrinaggio. Ho girato questo video il giorno successivo al mio arrivo perché, come vi ho descritto nel capitolo precedente, mentre percorrevo gli ultimi metri del mio pellegrinaggio avevo in testa tutto tranne che fare dei filmati.

Uscito dalla cripta che ospita la tomba di San Giacomo devo affrontare subito un problema stupido ma allo stesso tempo da risolvere in fretta: non manca moltissimo all’inizio della messa del Pellegrino e voglio prendervi parte in uniforme. In realtà non volevo neanche uscire dalla Cattedrale: non volevo abbandonarla dopo tutto questo tempo passato solo a pensare a come sarebbe stato rientrarci.

Le due cose sono difficili da coniugare. Chiedo ai tipi della “sicurezza” dove potessi cambiarmi e, dopo essere stato squadrato per circa un paio di minuti dal capo delle “guardie” nel suo ufficio, consegno i miei documenti e ottengo l’accesso al chiostro laterale dove ci sono dei bagni.

Da una prospettiva diversa. Bellissimo chiostro annesso alla Cattedrale.

Da una prospettiva diversa. Bellissimo chiostro annesso alla Cattedrale.

Giusto il tempo di darmi una veloce lavata e indossare l’uniforme e sono pronto. Mi fermo un attimo a passeggiare nel chiostro, dato che ci sono. Appoggiate ai muri ci sono alcune testimonianze medievali sul culto di San Giacomo e sul Cammino, incise nella pietra. Fa impressione vedere come la concha stilizzata fosse il simbolo dei pellegrini anche mille anni fa. Ancora una volta, l’idea di essere parte di una tradizione così antica e particolare ti affascina e ti cattura.

Certamente il pellegrinaggio è cambiato molto rispetto al Medioevo. Abbiamo molti meno pericoli e molte più comodità. L’unica cosa che possiamo fare per cercare di vivere con coerenza il Cammino è camminare sempre con lo zaino e non prendere mai dei mezzi di trasporto. Ed è già qualcosa che ti riempie d’orgoglio.

La messa è stata molto toccante, ad essere sincero. Prima del suo inizio, dal sacerdote vengono elencate le nazionalità di tutti i pellegrini arrivati il giorno precedente e da dove sono partiti. Non è un piccolo elenco. La Cattedrale è piena e tutti i posti sono occupati.

Non è stato usato il Botafumeiro (l’incensorio più grande del mondo) quel giorno, ma lo sarà nei giorni successivi. Uno spettacolo molto suggestivo e che mi sono goduto senza filmare con la mia fotocamera perché ero impegnato ad imprimere quell’intensissimo profumo di incenso e quella lunghissima traiettoria nella mia mente. Ad essere sincero, ero un po’ disgustato dalla selva di smartphone e videocamere che si alzavano ogni volta che veniva utilizzato il Botafumeiro (che potete vedere in azione qui).

Dopo la messa, sono andato subito a ritirare la mia Compostela per evitare la fiumana di pellegrini e dunque la coda. Con mia sorpresa, ci sono riuscito alla grande e non ho aspettato neanche un secondo.

Birretta d'ordinanza e tapas celebrative, insieme alla Compostela (al sicuro nel suo tubetto di cartone).

Birretta d’ordinanza e tapas celebrative, insieme alla Compostela (al sicuro nel suo tubetto di cartone).

Mentre sono al bar a gustarmi la mia Estrella aromatizzata alla soddisfazione di aver finito il Cammino, ricevo un messaggio da Adeya che mi avvisa che l’indomani (28 Aprile) sarebbe arrivata a Santiago insieme a Claus. Il 29 lei ha già il volo di ritorno e dunque aspettarla è l’unica occasione che ho per rivederla prima che riparta per il Canada.

Sorseggio la birra e penso a Finisterre, al Cammino che potrebbe continuare per un altro centinaio di chilometri, fino a Muxia, fino all’Oceano.

Se voglio arrivarci devo partire domani, massimo dopodomani.

Il pensiero nella mia mente che sblocca la situazione è stato questo: il Cammino è speciale soprattutto per le persone che incontri. La strada in sé non è niente di speciale per lunghi tratti, rivelandosi spesso odiosa e noiosa. Sono le persone che ti rendono l’esperienza indimenticabile.

Ho dunque deciso di aspettare i miei compagni di viaggio. Sono già stato abbastanza testardo nel voler procedere a tutti i costi senza mai fermarmi. Adesso è giunto il tempo di farlo. Per rivedere tutti, per passare un po’ di tempo con loro prima di rivederci Dio solo sa quando.

Ne è valsa la pena.

28-29 Aprile 2013 – Santiago de Compostela

L’albergue “Seminario Menor” è molto bello e spazioso. Trovarlo non è stato facile ma in poche ore avevo già nella mente una piantina di Santiago. Non ho mai preso una vera e propria carta topografica perché essere in quella città mi piaceva così tanto che avevo voglia di imparare a memoria ogni vicolo e ogni piazza.

Ritorna il Sole: difficile non fotografare la facciata della Cattedrale.

Ritorna il Sole: difficile non fotografare la facciata della Cattedrale. Ciò nonostante, un freddo vento da Nord impedisce di godere appieno della bella giornata.

Aspettando l’arrivo di Claus e Adeya, provo a “perdermi” nella città vecchia girando in tondo e senza una meta precisa.

Ritrovo Ramon, Elena e altri compagni. Decidiamo di farci una passeggiata insieme ed è bello stare in compagnia. Ritrovo anche i miei amici Fernando e Johannes: ci prendiamo una birra e per dessert compriamo in un forno artigianale una deliziosa Tarta de Santiago (Torta di Santiago).

Isitinti omicidi nei confronti della Tarta de Santiago.

Isitinti omicidi nei confronti della Tarta de Santiago.

Razziato in poco tempo il dolce, riesco a salvare un pezzo per Claus e uno per Adeya. Comunicare con loro non è facile perché è possibile solo quando abbiamo internet. Non c’è mezzo di sentirci non appena arrivano a Santiago, per questo ho girato a lungo in tondo per tutta la mattinata e fino a ora di pranzo.

A dire il vero mi ero un attimo scoraggiato dopo pranzo.

Penso tra me e me: “Ok, basta cercare a vuoto. Se deve succedere, succede”.

Giro l’angolo a testa bassa e sento un urlo da una scalinata laterale della cattedrale. Alzo lo sguardo e in due secondi Adeya quasi mi butta a terra saltandomi addosso. Una gioia indescrivibile ritrovarsi dopo due settimane e cinquecento di chilometri. Un tale periodo di tempo (e dunque, di spazio) sul Cammino viene avvertito come un’eternità.

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Foto del mio amico Ramon, per cui non lo ringrazierò mai abbastanza.

Anche riabbracciare Claus è stata una grande gioia. Bisogna brindare, è obbligatorio! Siamo tutti entusiasti e le sensazioni di quella reunion ci travolgono in pochi istanti, come se fossimo amici da una vita. In realtà potrei dire che lo siamo stati, perché il Cammino sembra quasi una piccola vita in miniatura che affronti con coraggio e con determinazione passo dopo passo.

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Claus decide di pagare una camera di hotel per Adeya, secondo un impegno preso e rispettato come si confà ad un vero Cavaliere dell’Ordine del Cammino di Santiago. Un Ordine di cavalleria, per inciso, fondato da noi per l’occasione e di cui Claus è il Grand Master.

Ci sono pochi requisiti per entrare nell’ordine: aver iniziato almeno dal punto di inizio tradizionale del Cammino Francese, Saint Jean Pied de Port; non aver mai barato con lo zaino o con mezzi di trasporto; essere stati sempre e gentilmente al servizio di ogni donzella incontrata lungo la strada e, the last but not the least, non essersi mai tagliati la barba dalla partenza.

Ad oggi il nostro ordine conta tre cavalieri: io, Claus e il nostro amico neozelandese Eamon. Si accettano candidature.

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Vado a dormire salutando Adeya che sarebbe partita l’indomani e rimanendo d’accordo con Claus che ci saremmo sentiti per metterci d’accordo sul proseguio. La mia idea è ancora quella di partire per Finisterre, ma una piccola crepa ormai si è aperta nella roccia che mi ha protetto per ventisei giorni dalla tentazione di fermarmi. Altri amici sono infatti in arrivo secondo i miei calcoli, come il gruppo di Ponferrada con Ester e Hanneleele.

Punto comunque la sveglia alle 6:00. Poi si vedrà.

La mattina successiva mi sveglio puntuale. Apro il sacco a pelo e una sensazione fortissima di nausea, al pensiero di dover ripartire, mi colpisce repentinamente. Come se avessi un conato di vomito. Il mio corpo si ribella: la crepa è diventata una voragine.

Nel decidere il da farsi, non volendo alzare completamente bandiera bianca, decido di fiondarmi nella sala d’aspetto dell’hotel dove alloggiavano Claus e Adeya, per salutarla un’ultima volta prima che partisse per l’aeroporto. La mossa funziona alla grande, riesco ad arrivare a sorpresa prima del suo taxi ed è stato bello riabbracciarsi, con la promessa di rivedersi al più presto.

Rimaniamo io e Claus, decidiamo di goderci la giornata a Santiago e di partire l’indomani per Finisterre, in autobus tuttavia, in modo da dormire lì la notte tra il 30 Aprile e il 1° Maggio. Il 2 Maggio avrei speso il mio ultimo giorno a Santiago, aspettando ancora altri pellegrini, e poi il 3 già sapevo di dover prendere l’aereo verso l’Italia. Quanto mi manca l’Italia.

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30 Aprile 2013 – Finisterre

Prendere l’autobus per andare a Finisterre è stata una brutta ferita nell’orgoglio. Ci tenevo tanto a camminare altri tre giorni, ma ho cercato di buttare acqua sul fuoco spiegando a me stesso come in effetti aspettare gli altri e far riposare le gambe fosse la scelta migliore.

Ad aumentare il senso di colpa è stato anche il malore che ho avvertito durante il viaggio. Non amo particolarmente i pullmann, specie su strade piene di curve. E’ inoltre una sensazione stranissima coprire una distanza così elevata in cosi poco tempo, e senza camminare! Per praticamente un mese il tuo culo si è mosso solo sui tuoi piedi, e nient’altro. Tornare all’idea di farlo sedere su un sedile non è banale.

Parlare con Claus e cercare avidamente l’aria condizionata, tuttavia, mi ha permesso di concludere l’oretta e mezza di viaggio senza dover ricorrere a misure d’emergenza.

Il villaggio di Finisterre (Fisterra, in spagnolo) non è molto grande e, ad essere sinceri, anche un po’ brutto. Quello che a me interessa, tuttavia, è arrivare al faro e a quella che fino al Rinascimento è stata considerata la “fine del mondo”: l’ultimo baluardo di roccia prima dell’Oceano, così altèro e testardo nel colpire ripetutamente quegli scogli che, a loro volta, già sanno (per dirla alla Battisti) che non potranno mai arginare il mare.

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Dopo aver goduto per un po’ del vento e del suono delle onde, c’è bisogno di compiere l’ultimo atto. Di chiudere dignitosamente il pellegrinaggio e rispettare l’antica tradizione: bruciare i vestiti.

Facile a dirsi, meno a farsi visto che non c’è ombra di legna in giro, nonostante si potessero vedere i resti di alcuni fuochi di altri pellegrini. Lascio Claus per seguire la mia vocazione scout e cercare della legna. Nel frattempo ritrovo Pablo e Marina, che si uniscono a Claus mentre io continuo la mia avanzata in avanscoperta.

Ci sono dei piccoli legnetti a terra, ma roba da ridere e con cui sarebbe difficile anche solo accendere il fuoco. Inoltre, non abbiamo un’esca. Le piogge recenti hanno tenuto tutti gli arbusti in salute, e non c’è una foresta nelle immediate vicinanze del faro.

Ad essere sinceri sarebbe anche vietato accendere fuochi. Che ci provassero a multarmi: sono un dannatissimo pellegrino e ho il sacrosanto diritto di accendere un dannatissimo fuoco per bruciare i miei dannatissimi vestiti con cui ho camminato.

Dopo qualche minuto, riesco a trovare un grosso arbusto miracolosamente secco e palesemente voglioso di essere arso, insieme ad un intero giornale che userò come esca per il fuoco.

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Ho bruciato una maglia a cui ero affezionatissimo: risale ad un campo estivo del 2004, l’ultimo campo di gruppo del Foggia 1° a Soriano (VT). Quel campo fu caratterizzato da alcune esperienze molto particolari ed inoltre ho indossato quella maglia ad ogni altro mio campo da quel momento in poi, per nove anni. Nel 2004 avevo 13 anni: potete dunque immaginare come la taglia non fosse più proprio “giusta”. Questo, tuttavia, era un dettaglio che non mi interessava più da tempo. L’importante era averla sempre con me.

Quale addio migliore potevo regalarle, se non quello di essere bruciata dopo questa grande avventura? Ho tagliato solo il simbolo del mio gruppo prima di baciarla e buttarla nel fuoco, ormai vigoroso e in un certo senso “familiare”.

I pantaloncini, invece, hanno una storia molto più breve. Li presi a Roncisvalle prima di partire la mattina del secondo giorno di Cammino, perché non volevo camminare con i pantaloncini di velluto dell’uniforme, in modo da tenerli puliti. Mi è sembrato corretto bruciare anche loro, dopo che mi hanno accompagnato per la maggior parte del tempo che ho passato in Spagna.

Aspettare il tramonto sull’Oceano, infine, ha dato spunto a tutti noi di riflettere in solitudine o chiacchierando. Mi piaceva pensare che per me Finisterre fosse davvero la fine del mondo conosciuto, visto che non sono mai stato più ad occidente di quel punto. Non ho mai attraversato l’Oceano. E ad essere sinceri, considero ancora il Capo di Finisterre come una frontiera che prima o poi passerò, ma che è stato bello raggiungere in quel modo per la prima volta.

– What’s beyond the Ocean?

– A fresh start…

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La mattina successiva, io e Claus siamo andati a caccia di conchas sulla spiaggia. Come dei bambini, abbiamo gareggiato per trovare le migliori e siamo tornati con le braccia incrociate e piene di conchiglie. Sono le nostre, prese dalla spiaggia di Finisterre. Il vero simbolo del pellegrinaggio compiuto. Molti le comprano alla partenza e le attaccano allo zaino.

Non mi piace.

Se vuoi la conchiglia te la vai a zappare alla fine del Cammino. Troppo facile comprarla. C’è da dire che la più bella che avevo l’ho regalata quando sono tornato in Italia, perché così mi andava di fare. Qual è il motivo per cui qualcuno dovrebbe tenere tutto (o il meglio) per sé?

2-3 Maggio 2013 – Santiago de Compostela

Tornare a Santiago ti mette sempre allegria. Sai che nel frattempo altri amici che non vedi da tanto sono arrivati.

Come Caleb e Sparky, i miei primi compagni di viaggio. Una grande gioia nel rivederli, insieme a tanti altri, tutti insieme. Sono giorni di felicità pura e spensierata. Godi al massimo della compagnia dei tuoi amici, giri di bar in bar, provi diversi piatti e annaffi tutto con abbondante Estrella Galicia 1906 Red Vintage.

Tra le cose curiose che mi sono capitate, annovero una vecchietta che voleva farsi una foto con me in uniforme e due bambini che mi hanno video-intervistato per un compito di inglese, mentre ero con Claus in un bar. Il mio amico Claus non poteva credere ai suoi occhi, mentre i due piccoli “giornalisti” mi snocciolavano domande sul Cammino, riprendendo tutto con la fotocamera. Avevano un compito di inglese da fare e quando lo trovano di nuovo uno scout in uniforme che ha completato il pellegrinaggio?

E’ stato tutto molto divertente. Chissà che voto hanno preso poi…

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L’idea di partire è molto triste, ma s’ha da fare. L’Italia ti manca, ma vorresti passare ancora un altro giorno, ancora un’altra serata a Santiago, tutti insieme. Non è facile separarsi.

Gli ultimi abbracci e le promesse di rivederci (saranno mantenute). Persone che ti rimangono nel cuore e che non dimenticherai. Incontri che sono la radice dell’esperienza che hai appena vissuto, probabilmente non per l’ultima volta.

Chiuderò il mio diario:

Che bello, tutto. Anche le mesetas di merda. Tutto ha un senso adesso.

Perché il Cammino è così: si infiltra nella tua mente quando ancora non lo percorri; diventa un pensiero insistente fino a quando non ti ritrovi effettivamente sulla Strada; ti danna l’anima; ti distrugge e ti ricostruisce uomo nuovo; ti fa vivere semplicemente e ti rende felice fino a raggiungere la pienezza dell’arrivo, che viene poi svuotata dall’apparente mancanza di un nuovo obiettivo, di una nuova meta di cui nutrirsi quando il corpo non ce la fa più e la mente gli impone di fare solo un altro passo ancora. E quando tutto è finito, pensi a quando lo farai di nuovo. Magari non lo stesso percorso, magari non arrivando a Santiago.

L’importante sarà vivere come hai vissuto per un mese. Come vorresti vivere per sempre. Come un Peregrino.


  • Jonatan

    Sei Stato un Grande Alessio! Hai mantenuto la promessa e questo ti fa onore…non è facile raggiungere gli obiettivi ma seppur con immensa fatica tu ce l’hai fatta e hai VINTO! Auguri caro amico…Jon

    • Grazie mille per le belle parole Jonatan. E’ stata una grandissima soddisfazione.

      Aspetto di leggere la tua storia 🙂

      • Jonatan

        contaci .. 🙂 a presto!

  • Aida

    Grande! Bella storia, vissuta a pieno e senza escamotage. Fiera di essere una tua concittadina 😉

    • Grazie mille Aida! Fiero che ti sia piaciuta eheh 🙂

  • Maurizio

    Ti ringrazio per aver scritto queste pagine. Spero presto di poter riuscire a fare anch’io il Cammino. Di sicuro sarà anche un po’ merito di tutto quello che sei riuscito a trasmettermi. Un abbraccio fraterno. Maurizio

    • Grazie di cuore per le belle parole, è bello riuscire a far passare un piccolo messaggio con delle semplici parole. Se è quello che desideri, ti auguro un meraviglioso Cammino e ricambio l’abbraccio!
      Alessio

  • Giulia

    Ciao! bello il tuo blog! Volevo chiederti come avevi fatto per portarti dietro la videocamera lungo il cammino, la memoria della scheda ti è bastata o hai dovuto riversarla (tipo su un hardisk) ad un certo punto? E se sì, credi sia possibile utilizzare i pc che gli ostelli mettono a disposizione per esportare i file magari su un hd da portarsi dietro? grazie mille! Giulia

    • Ciao Giulia! Grazie per i complimenti 😀
      Ho portato con me una fotocamera di tipo “bridge”, non troppo pesante ma comunque capace di scattare buone foto (il problema era il fotografo!). La memoria mi è bastata pur avendo centinaia di foto. Male che vada, porta due schede sd, sempre meglio che un pesante hard-disk esterno. Personalmente, mi è bastata una sd.da 8 GB. E’ comunque possibile usare i PC degli albergues per “travasare” le foto su uno spazio online tipo dropbox, in caso di emergenza.

      Grazie ancora per il commento,
      Alessio

  • Gianluca

    Bellissimo viaggio e complimenti per le tue descrizioni, sei riuscito a farmi vivere il cammino come se lo stessi facendo con te. Buona vita…

    • Grazie Gianluca 🙂 sono davvero felice che tu possa aver sentito un po’ “tuo” il racconto. Buen Camino! 😉