Day 18 – Latte e tè

19 Aprile 2013 – Rabanal del Camino

Subito in marcia, il primo obiettivo è sempre la colazione.

Subito in marcia, il primo obiettivo è sempre la colazione.

Altri 38 Km alle spalle. In due giorni ho camminato 75 Km e domani c’è la Cruz de Hierro. Giornata nella media. Ho fatto colazione nel paesino 12 Km prima di Astorga, ed era gestito da un manfredoniano! Ma tu vid nu poc…

Effettivamente, una delle cose che mancava al mio Cammino era incontrare qualche “indigeno” della provincia di Foggia. L’occasione c’è stata in un minuscolo paese. Tutto sembrava chiuso tranne un piccolo albergue: entro per fare colazione e a gestire la baracca c’è solo un ragazzo. Dal mio spagnolo e dal suo accento capiamo che è inutile nascondersi.

“Ma sei italiano?” – fa lui.

“Sì, anche tu? Che coincidenza…” – rispondo distratto, ormai concentrato sulle fette biscottate.

“Da dove vieni?”

“Da Foggia…”

“Davvero? Ma Foggia Foggia?” [un grande classico]

“Si, Foggia Fogg, perché tu?”

“Io so d Manfredounije…” (Manfredonia)

“EFEEEEEESSS, va vaaaaaaaaaa…”

Da lì la conversazione si è spostata su altri binari, e devo dire che non ha neanche accettato un’offerta per la colazione. Davvero un bravo ragazzo, che si trova a gestire un albergue un po’ sfortunato, a soli 12 Km da una bella città come Astorga.

Mi ha spiegato che esiste anche una deviazione per la “Valle del Silencio”, un luogo abbastanza desolato e pericoloso da affrontare da solo. Una deviazione che magari farò in futuro, con più calma. Questa volta voglio semplicemente concludere il percorso tradizionale. Ci sarà tempo per sperimentare nei prossimi anni.

Piccolo punto panoramico prima di scendere in maniera abbastanza ripida verso Astorga.

Piccolo punto panoramico prima di scendere in maniera abbastanza ripida verso Astorga (sullo sfondo).

La mia mattinata ha avuto un altro momento degno di nota. Pochi chilometri prima di Astorga, la mia attenzione viene catturata da un cartello posto fuori un comune minimarket: Bocadillos € 2,50. Un affarone, considerando la libera scelta dell’affettato con cui farcire il panino.

Sono entrato in picchiata come un rapace verso il banco salumeria, scegliendo senza esitare la “Cecina de León”, insaccato di carne bovina molto gustoso e anche abbastanza raffinato. Magro come quantitativo di grasso e dall’effetto dimagrante per il portafogli. Approfittando del prezzo bloccato, tuttavia, scelgo la Cecina e il tipo del bancone cerca in tutti i modi di farmi desistere: ma è secca… forse è meglio il prosciutto… vuoi anche qualcosa da bere ecc. ecc. Gli va dato atto, tuttavia, che non si è risparmiato come quantitativo inserito nel panino ed il risultato è stato fantastico:

Ogni morso un emozione diversa.

Ogni morso un emozione diversa.

Con buona pace dei miei amici vegetariani. Il Cammino è una guerra: non si fanno prigionieri, né tra i pellegrini né tra i capi di bestiame.

Ad Astorga mi aspettavo di trovare, tuttavia, una bella Estrella Galicia alla spina. Ormai ci avviciniamo alla mia regione spagnola preferita e ci allontaniamo dal regno oscurantista di Amstel e San Miguel. Nonostante sia entrato in due diverse “Cerveceria”, nessuno aveva l’Estrella Galicia e li ho allegramente sfanculati. Come fai a chiamarti birreria se non hai nemmeno la birra di una regione a pochi chilometri da quella città?

Con questi pensieri in testa ho consumato un triste pranzo, preparandomi alla marcia pomeridiana.

Verso Santa Catalina, il mio amico Ramon mi precede di qualche metro.

Verso Santa Catalina, il mio amico Ramon mi precede di qualche metro.

La strada dopo Astorga non ha niente di particolare, si attraversano piccoli paesini e si cammina sotto il sole. Prima di Rabanal, tuttavia, inizia una brusca salita che porta verso il punto più alto del Cammino: la Croce di Ferro. Ho preso un po’ sottogamba questa salita e mi sono ritrovato alle tre di pomeriggio, con ancora 4-5 Km da percorrere, senza neanche una goccia d’acqua.

Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
sì che ’l piè fermo sempre era ’l più basso.

Gravissimo errore. Il caldo e la fatica mi hanno fatto avere qualche giramento di testa, non potendo bere per rinfrescarmi e andare avanti. Un’ingenuità che poteva costare caro visto che in passato mi è capitato di svenire per motivi simili. Ad ogni modo, stringendo i denti, cercando di mantenere la concentrazione e con l’aiuto di una forzata salivazione, arrivo a destinazione.

Rabanal è un bel paesino, minuscolo ma con diversi albergue. Con Fergus eravamo rimasti d’accordo di incontrarci a quello gestito dall’associazione inglese degli “Amici del Cammino”. Arrivo poco dopo le quattro e mezza, giusto in tempo per partecipare alla seduta molto british del tè delle cinque.

Neanche il tempo di farmi una doccia, che mi sono ritrovato al tavolo (fortunatamente all’esterno, altrimenti avrei ammazzato un po’ di gente) a bere signorilmente del tè in compagnia di altri gentlemen e onorevoli dame da compagnia. Ho anche provato per la prima volta ad aggiungere un piccolo “tocco” di latte e devo dire che l’esperimento è riuscito pienamente. Ero diffidente, ma mi sono fidato. Non ti metti a discutere sul tè con degli inglesi.

Ho ritrovato Fergus e conosciuto due italiani: un silenzioso Davide ed Ester, ragazza di Frascati molto verace e simpatica.

Per cena mi sono concesso di andare in uno dei ristoranti (saranno più albergue e ristoranti che case, in quel paese) di Rabanal, insieme a Fergus. Lì avevano l’Estrella Galicia Reserva e la cena è stata conforme alle aspettative, visto il prezzo leggermente superiore alla media. Quel pazzo di Fergus ha poi preso una bottiglia di vino rosso Ribera del Duero, vendemmia 2007. Tutto si può dire tranne che Fergus non ne capisca di vino. Ci siamo ammazzati la bottiglia nell’albergue, chiacchierando al caldo di un camino acceso. Spettacolo.

Vino, compagnia e

Vino, compagnia e “camino”. Difficile abbinare questi tre elementi, ma quando accade…

L’obiettivo per la giornata di domani è la città di Ponferrada, non prima di aver raggiunto la suggestiva “Croce di Ferro” a più di 1500 metri sul livello del mare. Meglio far riposare piedi, gambe e cervello, prima di ricominciare a salire.

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