Day 6 – La botta

7 Aprile 2013 – Logroño

Questa è stata la prima giornata in cui non ho scritto niente sul mio modesto diario.

L’idea era quella di arrivare il prima possibile a Viana, a poco più di 30 Km, e capire se rischiare un’altra decina di chilometri a Logroño oppure no. L’obiettivo che mi ero prefissato era di arrivare a Viana entro ora di pranzo, pranzare, riposare un’oretta e riprendere la strada uscendo dalla Navarra e entrando ne “La Rioja”, piccola regione spagnola famosa per il suo vino e l’uva Tempranillo.

Salutato Caleb che ancora dormiva, mi sono incamminato poco prima delle sette con un meteo semplicemente perfetto. Ovviamente freddo, ma niente che lasciasse presagire una catastrofe atmosferica come quella subita il giorno precedente. Una volta spuntato il sole, infatti, le condizioni sono davvero ideali per camminare. Il corpo reagisce bene e ho spinto molto nelle prime due ore, riuscendo ad essere a Los Arcos già alle nove di mattina (12 Km).

La strada verso Los Arcos. Ombra lunga, sole basso. Mattinata atmosfericamente e fisicamente perfetta.

La strada verso Los Arcos. Ombra lunga, sole basso. Mattinata atmosfericamente e fisicamente perfetta.

A Los Arcos ho incrociato i tre irlandesi che placidamente si gustavano un caffè al bar della piazzetta centrale del paese (molto carino, tra l’altro). Io ho mangiato un po’ di pane e sono andato avanti, salutandoli. Li rivedrò a Santiago, il giorno prima della mia partenza.

Anche dopo Los Arcos ho continuato a tirare, arrivando a Torres del Rio a metà mattinata. Da qui in poi iniziano i problemi. Si affaccia un ventaccio, con raffiche molto forti. Ci sono molti sali-scendi e le gambe iniziano a lamentarsi. Più che il fisico, è la mente a creare problemi perché il vento contro davvero ti costringe a camminare sempre a testa bassa e a rallentare per non perdere l’equilibrio quando ci sono passaggi delicati.

C’è da considerare, inoltre, che non mi ritrovavo a camminare da solo dai primi chilometri in Francia. Dopo quattro giorni e mezzo di condivisione totale con Caleb, il distacco è stato difficile. Mi sono spesso sentito in colpa, con la grossa tentazione di aspettarlo e riposarmi. Sono questi i giorni, tuttavia, in cui decidi di dare un senso al tuo Cammino: quel senso è la Strada; quel senso è la Meta, ad ogni costo, anche arrivando spezzati. Sei ancora lontanissimo da Santiago. Non sai quando arriverai e se arriverai. Tieni viva la fiammella che ti continua a spingere. Incroci le braccia al petto come a proteggerla mentre cammini. Ti scalda.

Con questi pensieri in testa, sono arrivato a Viana intorno all’una e mezza. L’indomani avrei scritto:

Ieri non sono riuscito a scrivere, ero troppo stanco.

Ho camminato tutto il giorno da solo da Villamayor a Logroño, ma ho rotto la barriera dei quaranta chilometri! A che prezzo, però? […]

La tappa di ieri [oggi, ndr.] è stata terribile. Sempre da solo. Ho iniziato spingendo forte […]

Ho pranzato a Viana e gli ultimi 10-12 Km fino a Logroño è stata pura sofferenza.

Perdonate l’italiano poco corretto, ma riporto le parole esatte del diario.

Camminando verso Logroño, capitale della Regione de

Camminando verso Logroño, capitale della Regione de “La Rioja”.

Non credo che il mio corpo fosse pronto ad andare oltre i quaranta chilometri, ma avevo bisogno psicologicamente di superare quel muro.Ho zoppicato per almeno due ore e mezza, arrivando all’albergue alle 17:00. Non è stato facile, ma in quei momenti sai che ti giochi una buona fetta del successo del tuo Cammino. Se ogni giorno riesci a buttare le gambe cinque, sette o dodici chilometri oltre quello che fisicamente sarebbe opportuno fare, guadagni intere giornate. Potevo fermarmi a Viana dopo pranzo, sperando di vedere Caleb (che si sarebbe fermato a Torres del Rio, dieci chilometri prima), oppure stringere i denti e arrivare a Logroño.

Nell’ultimo tratto ho incrociato due anziani signori dell’Alaska, con cui ho scambiato due parole proprio mentre stavamo per entrare a Logroño. Molto simpatici.

Murales di fianco all'albergo, in onore delle famigerate

Murales di fianco all’albergue, in onore delle famigerate “tapas” spagnole.

Una volta arrivato all’albergue, dopo la classica doccia riparatrice, mi sono guardato attorno e non ho visto una singola faccia conosciuta. Questo strappo mi ha fatto completamente cambiare “gruppo” di pellegrini. Ho lasciato indietro degli amici, ma in questo modo si ha l’opportunità di conoscerne di nuovi. E così sarà.

A cena, infatti, siamo stati tutti invitati alla festa di Carlos, brasiliano che festeggiava i suoi trent’anni. Al tavolo io non conoscevo assolutamente nessuno, e pochi altri si conoscevano tra di loro. La festa tuttavia è stata un successone, non appena è iniziato ad arrivare il vino. Io ero seduto tra Carlos e Santiago, ragazzo colombiano simpaticissimo che rivedrò direttamente a Santiago dopo quella sera. C’è stato anche tempo per un piccolo incidente: avevo infatti portato con me il mio “guestbook” che facevo firmare alle persone che incrociavo per la strada ma dopo alcune firme, uno dei commensali ha pensato che fosse per Carlos e da lì a giro tutti hanno scritto dei messaggi d’auguri per Carlos.

La cena di compleanno di Carlos (capotavola). Copyright di Thom Ryng.

La cena di compleanno di Carlos (capotavola). Copyright di Thom Ryng.

Una volta scoperta la verità è sceso un po’ di imbarazzo ma ho risolto tutto strappando le pagine incriminate e donandole a Carlos come mio personale regalo per il suo compleanno. Ha apprezzato tanto e da quella sera siamo diventati buoni amici. Tornando all’albergue, ho proposto ad una ragazza canadese, Adeya, di camminare insieme il giorno seguente visto che avevamo la stessa destinazione: Najera, a poco più di trenta chilometri da Logroño.

Alla cena ho conosciuto anche alcune persone che poi rivedrò purtroppo solo a Santiago, come Eamon dalla Nuova Zelanda, o Thom, giornalista e blogger americano. Penso sia stato davvero un peccato non aver condiviso della Strada con loro, ma questo è il Cammino.

A fine serata sono andato a dormire contento. Sentivo il corpo molto stanco, ma la mente era freschissima ed entusiasta. Non si ha bisogno d’altro. Il corpo va dove la mente vuole.

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