Day 17 – El GastroCaminante

18 Aprile 2013 – Hospital de Órbigo

Tappa nella norma. Strada senza problemi.

Già questa è una notizia. Sarà che ho fatto colazione dopo un’oretta di strada, prendendo con molta leggerezza i famigerati churros (con tazza di cioccolata calda). Una colazione pesantissima, ma che ti dà quella botta di energia che solo un dolce fritto riesce a fornire.

Il duomo di León, ancora non illuminato dal primo sole mattutino.

Il duomo di León, ancora non illuminato dal primo sole mattutino.

In quel bar ho anche scritto la mia ultima lettera. In seguito non ho più avuto il tempo o la concentrazione per spedirne altre ai miei (fortunatamente) numerosi amici che mi avevano lasciato il loro indirizzo. Non sono riuscito a scrivere almeno ad una dozzina di persone, e di questo mi scuso ancora una volta.

L’obiettivo odierno è il paese di Hospital de Órbigo, a circa 34 Km da León, famosa per il suo ponte medievale, per essere stato un sito templare e per il suo albergue, gestito da un associazione riconducibile ai Cavalieri di Malta. Un altro di quei posti che, se non ci passasse il Cammino, sarebbe dimenticato dal Signore.

C’è da sapere che da León iniziano a partire le prime orde di pellegrini, i più furbi, quelli che si saltano il tratto delle mesetas. Devono farsi ancora un trecento chilometri, tuttavia, quindi la cosa non è banale ma è comunque molto più tranquilla e rilassata: si attraversano bei posti, non c’è solo pianura, si trovano degli alberi ogni tanto e così via.

“Peregrino” stilizzato. Questa gente vive e lavora anche grazie al Cammino.

Mi sono imbattuto in uno di questi grupponi di pellegrini, cercando di sorpassarli in fretta. Poco davanti mi ferma una ragazza per chiedermi un’informazione: ha appena iniziato il Cammino da León ed è confusa perché ad un bivio la sua guida dice di andare a sinistra per un percorso alternativo, pur essendoci frecce in entrambe le direzioni (segnalando la strada alternativa). Il mio consiglio è semplicemente quello di far finta di non avere il libro: quale strada sceglieresti? Quella è la strada giusta. Le ho spiegato che io non avevo con me un libro o una cartina, ma che seguivo semplicemente le frecce gialle ed il mio istinto.

Detto questo, continuo per la mia strada.

Ci ritroviamo più avanti ad un bar dove mi ero fermato per la prima “pausa cerveza” della giornata. Tra una chiacchiera e l’altra, riprendiamo a camminare insieme. Lei si chiama Sarah, da Stoccarda (Germania). La cosa che mi ha meravigliato è che è partita per il Cammino da sola e ha 17 anni. Davvero da ammirare. Sarah tuttavia si ferma prima di Hospital: abbiamo un passo diverso e io volevo tirare ancora qualche chilometro dopo pranzo. Mi ha fatto piacere camminare con lei per qualche ora, ma poi ci ritroveremo direttamente a Santiago.

Improbabili compagni di viaggio.

Improbabili compagni di viaggio.

Nell’ultimo stint di marcia, sento dei passi avvicinarsi dietro di me: un uomo dai folti capelli rossi, camicia a fiori, andatura svelta e un bastone di legno scuro di fattura non certamente iberica. Mi saluta molto cordialmente e iniziamo a parlare. All’inizio mi sento un po’ interdetto, ma poi capisco la grande simpatia e carattere del personaggio: Fergus, irlandese, con qualche rotella chiaramente mancante.

“Vieni dalle isole britanniche, vero? Potrei dirlo dal tuo accento”.

“E tu sei italiano, potrei dirlo dall’accento”.

Fine conoscitore di diverse lingue, barba, occhiali e modo di fare rilassato. Difficile descriverlo, andrebbe conosciuto.

Vuole scrivere una guida epicurea al Cammino e definisce il suo cammino un GastroCamino.

Il suo obiettivo pare semplice: godersi al massimo i luoghi e la gastronomia locale. Come dargli torto! Continuiamo a camminare insieme fino a Hospital, dove ci sistemiamo nell’albergue “dei cavalieri”. Incrociamo una ragazza russa, Marina, e un argentino, Pablo. Lì per lì non ci facciamo tanto caso ma saranno due amici che incontrerò spesso di qui in poi.

La differenza di finanze a nostra disposizione ci impedisce di cenare insieme la sera: Fergus ovviamente cerca un ristorante mentre io invece mi accordo per un pastp proletario con Isabella, una delle due coreane con cui avevo condiviso la fantastica cena a Puente la Reina, più di dieci giorni fa. Devo dire che mi sono sopreso molto di rivederla così all’improvviso, dopo tanti chilometri. Soprattutto perché sapevo che, prima di Burgos, erano con Caleb due giorni in ritardo rispetto a me. Ma tant’è, ognuno fa il Cammino che preferisce.

Fusilli tricolore con panna, funghi e carne macinata. Ho mandato in visibilio gli astanti stavolta. Semplice ma efficace, un pellegrino non desidera di meglio.

Fusilli tricolore con panna, funghi e carne macinata. Ho mandato in visibilio gli astanti stavolta. Semplice ma efficace, un pellegrino non desidera di meglio.

Ho anche reincrociato il mio amico Ramón, che alloggiava tuttavia nell’altro albergue (quello dove ho cenato insieme a Isabella). Il mio infatti non disponeva di una cucina ed era dunque impossibile cucinare.

Il tempo sta peggiorando, la biancheria è ancora umida [dal lavaggio precedente, ndr.] e se domani piove sono cazzi. E’ curioso perché proprio oggi dopo pranzo mi chiedevo se avremmo visto altra pioggia. Ovviamente abbiamo avuto il sole per tutte le mesetas e ora che ci avviciniamo alle montagne ritorna il brutto tempo.

A voler trovare il pelo nell’uovo, c’è sempre qualcosa di cui lamentarsi. Ma la giornata è andata bene, ho conosciuto persone interessanti, ho cenato da Dio e posso andare a riposare con tranquillità. Quanto lusso!

Quando tutto va come deve andare, è anche più facile camminare mattina e pomeriggio. Mancano meno di dieci giorni alla fine del Cammino e questi sono i giorni in cui darò tutto quello che ho per arrivare in Galizia il prima possibile. L’obiettivo è quello di prendersela un po’ più comoda una volta arrivati nella regione di Santiago. Ho i giorni necessari, mi sono costruito un comodo cuscinetto di giorni di riserva ma non voglio spenderli qui: voglio godermeli tutti alla fine.

Giorno successivo –>