Day 23 – Déjà vu

24 Aprile 2013 – Hospital de Cruz

Molto stanco. Tappa da circa 30 Km ma comunque tosta. Molti saliscendi, ma domani Melide dovrebbe essere a tiro in sei-sette ore, spero. Questa tappa è stato un continuo déjà vu.

Il primo vero giorno di cammino sulle orme di quello che avevo fatto nel 2011 è stato molto particolare dal punto di vista emotivo. Ritrovarmi negli stessi posti, da solo, dopo 700 Km quasi sempre in solitudine, mi ha fatto affrontare tutto in maniera molto diversa. Scriverò:

E’ un po’ triste non avere i miei vecchi compagni di Strada, ma sapevo che sarebbe stato così, e mi va bene.

Ricordavo tutto perfettamente. Ogni casa, ogni curva, ogni freccia. Ed ogni volta pensavo alla persona con cui stavo camminando in quel momento.

A volte cammini e poi…

Dare precedenza ai bovini.

Dare precedenza ai bovini.

… all’improvviso ti devi fermare in mezzo alla stradina perché una mandria di mucche sta passando di traverso e non puoi fare nient’altro che aspettare.

– Mi scusi, ma io avrei un appuntamento urgente a Santiago…

– Sticazzi, le vacche devono andare a pascolare.

Proprio nella giornata odierna, si passa il cippo dei “100 Km”. Che ha un sapore completamente diverso rispetto al 2011. Due anni fa quasi non ci facevi caso. Sì ok, cifra tonda, che bello, ma Sarria si trova a 112 Km e dunque non è un grande traguardo. Stavolta invece, ti dà la stessa adrenalina di un semaforo che diventa improvvisamente giallo quando vai di fretta in macchina e non hai nessuno davanti: giù di gas!

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Per festeggiare, appena passati i 100 Km ho cercato un bar e mi sono bevuto una Estrella Galicia. Conservo ancora l’etichetta con il sello del bar al Km 98.

Uno dei posti che non vedevo l’ora di visitare nuovamente era Portomarin. Simpatica cittadina sul Rio Miño, è rimasta nei nostri cuori perché qui ci siamo fermati dopo la prima tappa di cammino nel 2011. La differenza più vistosa è proprio nel fiume e nel ponte che lo attraversa. Nell’Agosto di due anni fa, infatti, il fiume era praticamente in secca, lasciando la grande vallata vuota e ricordo ancora le vertigini che avevo nell’attraversare il ponte. Questa volta, invece, sono rimasto a bocca aperta nel vedere il bacino pieno d’acqua. Nessun timore sul ponte, anzi veniva quasi voglia di tuffarsi nell’acqua limpida.

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Grandi ricordi a Portomarín, nel bar dove ci siamo bevuti la prima Estrella di clan. E’ stato fantastico ritornarci, anche se ora quello stronzo traditore serve San Miguel alla spina.

Dopo pranzo, il gran caldo ha reso abbastanza difficile l’affrontare una discreta salita nei boschi galiziani, intervallata a tratti da ampi campi coltivati e che, ahimé, stavano per essere fertilizzati proprio mentre ero di passaggio. Non proprio il massimo dopo mangiato.

Ho reincrociato Pablo e Marina e ci siamo poi fermati insieme a mangiare in un bar oggettivamente scadente, con prezzi poco rispettosi nei confronti di un pellegrino. Ma tant’è, in questi minuscoli paesi o mangi da loro o fai la fame. Il turismo di massa ha fatto sì che in Galizia il pellegrino sia visto come una vacca da mungere. Diciamo che ci sono abituati, vista la grande quantità di bovini in giro per la regione.

Ci siamo divertiti a parlare della merda che pioveva sui campi oggi pomeriggio, e di un cane che abbaiava strano.

Non c’è bisogno di filosofeggiare a cena, sul Cammino. Le riflessioni le tieni da parte per la Strada.

Giorno successivo –>