Deserto di fiducia

Posted by on 18 febbraio 2013

Cammino nel deserto. Da quando ho iniziato questo viaggio ho avuto numerosi miraggi. I primi chilometri sono stati i più semplici: sei in forze, hai i tuoi viveri, hai voglia di camminare. Poi, dopo alcuni giorni, sono arrivate le prime inevitabili difficoltà. All’orizzonte, sfumati dal calore della sabbia, hai visto alberi e sagome di cammelli.

Volevi fare tutto da solo ma, appena hai capito che lì poteva esserci qualcuno, hai pregato Iddio che ti donasse un compagno di viaggio. Correndo in quella direzione, hai capito che era un altro miraggio. Beffardo, come tutti gli altri.

Prima di farti prendere dalla disperazione, tuttavia, giri lo sguardo e trovi all’orizzonte un ciuffo di vegetazione, insieme a qualche palma che sembra sfidare l’altèra Madama Solitudine, regina del deserto.

«Stavolta non corro» ti ripeti, mentre cerchi di trattenere le gambe. Sono giorni che non ti rifornisci d’acqua. Bevi l’ultimo sorso e via. Sai bene che ti stai giocando tutto. Se anche quelle palme all’orizzonte dovessero svanire man mano che ti avvicini, sarà difficile uscirne vivo. Non hai altra scelta.

Trovi un pozzo d’acqua. Ti senti al sicuro. Gioisci. Potrai continuare il tuo viaggio. Sei così felice che ti stendi cercando di rientrare nella sottile ombra di una palma, e ti addormenti, mentre l’ombra si allunga pian piano e guardi da un lato del cielo gli ultimi raggi del Sole, e dall’altro le stelle.

La mattina seguente ti viene a visitare dall’alto un Sole che sorge. Non è la luce a svegliarti, ma una voce. A poche centinaia di metri, un uomo si agita ed urla cercando di attirare la tua attenzione. Ti strofini gli occhi. Non puoi aver trovato insieme acqua fresca ed un compagno nel giro di poche ore.

«Forse il Signore mi ha ascoltato, forse è davvero la svolta».

L’uomo si avvicina, correndo sempre più forte. Non vedeva l’ora di incontrarti. Vi salutate, come se foste stati grandi amici da sempre. Dimentichi di non aver ancora bevuto. Da quando sei arrivato in quel piccolo angolo di vita, hai pensato bene di riposarti e ripartire l’indomani dopo aver riempito le tue borracce.

In fretta butti giù il secchio nel pozzo e tiri su un po’ d’acqua. La dai al tuo nuovo amico, perché lui non beve da giorni, e lo vedi sofferente. Perché non aiutarlo? Beve tutto d’un sorso e tu, felice, butti ancora giù il secchio e prendi altra acqua. Ne beve ancora. Ti racconta di quanto è contento di averti trovato. Il suo entusiasmo diventa il tuo entusiasmo.

Poi, ad un certo punto, qualcosa nella mente di quell’uomo cambia. Deve aver guardato nel pozzo e visto poca acqua per entrambi. Ormai la considerava già la sua acqua. Ti chiama mentre sei impegnato a prendere le tue borracce per riempirle, finalmente.

Ti giri. Lo vedi puntarti una pistola addosso. Carica il colpo in canna con il pollice destro. «Scusami» e poi spara.

Hai solo il tempo e le forze di dirgli: «Tu ora sei Salvo, ma io muoio».