Magnetismo dolomitico

Posted by on 13 novembre 2012

Io insieme a due miei fratelli RS al bivacco Campestrin nell’Agosto del 2010. Avrei voluto trovare questo bel tempo anche tre giorni fa.

Ancora non mi abituo all’idea del ritorno.

Ogni volta che vivo un’esperienza nel mondo reale, lontano dalle alienazioni borghesi, sento uno strano spirito di appartenenza, una forza ignota che attrae la tua anima verso ciò che la rende davvero un soffio vitale e non una semplice cassa di risonanza per cliché o ideali preconfezionati.

Emozioni fortissime che stridono con la routine quotidiana e la rendono un insieme di azioni vuoto e di poco conto. Questo scontro lascia tramortiti durante i primi giorni dal rientro. Tutto sembra così artificioso, privo di significato.

Viene a crearsi una sorta di dipendenza: vivi in apnea fino al momento in cui finalmente tiri fuori la testa dalle torbide acque della vita di ogni giorno per respirare nell’aria pura di un bosco montano.

Come con le droghe, più ti fai male e più devi farne uso. La differenza è che questo non ti uccide, ma ti rende una persona capace di essere in sintonia con tutto ciò che la circonda. Non esiste la noia, ma solo la gioia di sentirsi arricchiti da qualunque esperienza tu debba affrontare.

Essere costretto a stare in casa per il maltempo può essere una gran scocciatura in città. Rimanere chiuso più di ventiquattro ore in un rifugio disabitato di montagna, con il rumore della pioggia sul tetto che ti accompagna incessante per tutta la giornata e con una stufetta a legna che prova invano a tenere caldo l’ambiente, invece, è sicuramente una delle sensazioni più belle che possiate provare.

E adesso, dopo aver fatto una bella scorta di ossigeno, si torna in immersione.