Caproni e pecorelle

Posted by on 1 marzo 2012

Un manifestante, che aveva insultato le forze dell'ordine, fermato durante una carica.

Ha fatto molto discutere il caso di “Pecorella”, ovvero quel manifestante che ha ricoperto di insulti un Carabiniere impegnato a difendere il cantiere della contestatissima TAV Torino-Lione in Val di Susa. Come sempre in questi casi si sono create due schieramenti: quelli a favore delle FF.OO. e quelli a favore dei manifestanti.

In momenti diversi della mia vita posso dire di aver abbracciato entrambi questi schieramenti. Quando frequentavo il liceo credevo che una repressione di polizia fosse necessaria davanti a manifestazioni di questo tipo, e che le FF.OO. avessero tutto il diritto di caricare i manifestanti e far rispettare la “legge”. Le mobilitazioni studentesche degli scorsi anni, invece, mi hanno fatto conoscere l’altra faccia della medaglia: quella di chi ritiene giusta una protesta ed è convinto fino in fondo della sua partecipazione ad una manifestazione popolare.

Oggi ho totalmente ripudiato la mia prima tendenza ma credo di aver raggiunto una posizione più equilibrata. Un uso spropositato delle forze di polizia è sintomo di uno Stato autoritario e liberticida. In questo momento io sono completamente contro questo tipo di Stato. Credo, tuttavia, che anche i NoTav stiano adottando una tattica sbagliata.

Dato il grande costo dell’opera, e quindi l’enorme quantitativo di magna-magna che ne deriva, la battaglia va combattuta non solo in Val di Susa ma anche, e soprattutto, a Roma. Fin quando i disagi vengono creati in periferia, il Governo e il parlamento (con la “p” minuscola) possono continuare a mandare Polizia e Carabinieri a prendersi gli insulti. Quello che è strategicamente sbagliato, secondo me, è l’accanirsi contro chi, nel bene o nel male, sta solo lavorando.

Gli insulti andrebbero diretti ai maiali che mangiano con i soldi dei contribuenti. Roma dovrebbe essere il teatro principale della protesta. E’ inutile dare della “pecorella” a un Carabiniere che è lì per lavoro. Sarebbe invece auspicabile dare del “maiale” a ogni persona che percepisce uno stipendio finanziato dalle NOSTRE tasse e che cura i SUOI interessi. Sono d’accordo con una protesta se questa è fatta in modo maturo e che non può essere strumentalizzato dai mass media. Questa storia servirà solo a propagandare l’uso della forza indipendentemente dalle ragioni di una protesta, lo sappiamo tutti ma fa bene ripeterlo.

Tutto il resto è un’inutile guerra tra poveri. Lo sapevano già i Romani: Divide et impera.