Indipendenza, adesso!

Posted by on 28 gennaio 2012

Governi del Mondo Industriale, stanchi giganti di carne e acciaio, io vengo dal Ciberspazio, la nuova sede della Mente. Per il bene del futuro, chiedo a voi del passato di lasciarci in pace. Non siete i benvenuti tra noi. Non avete sovranità là dove ci siamo riuniti.
Noi non abbiamo un governo eletto, e non abbiamo intenzione di averne, quindi mi rivolgo a voi con non più grande autorità che quella con cui la libertà stessa ha sempre parlato. Io dichiaro che lo spazio sociale globale che noi stiamo costruendo sarà naturalmente indipendente dalle tirannie che cercate di imporci. Non avete alcun diritto morale di governarci e non possedete alcuno strumento di costrizione che dobbiamo realmente temere.
I governi derivano i loro legittimi poteri dal consenso dei governati. Voi non avete mai richiesto ne’ ricevuto il nostro. Noi non vi abbiamo invitato. Voi non ci conoscete, e nemmeno conoscete il nostro mondo. Il Ciberspazio non si trova all’interno dei vostri confini. Non pensate di poterlo edificare, come se fosse un progetto di costruzione pubblica. Non potete. E’ un atto della natura e cresce da solo grazie alle nostre azioni collettive.
Non siete entrati nel nostro grande e comune dialogo, e non avete creato la ricchezza della nostra piazza. Non conoscete la nostra cultura, la nostra etica, o i codici non scritti che danno già alla nostra società più ordine di quello che potrebbe essere ottenuto con qualunque vostra imposizione.
Affermate che tra noi ci sono problemi che voi dovete risolvere. Voi usate questa affermazione come una scusa per invadere i nostri territori. La maggior parte di questi problemi non esiste. Dove ci sono conflitti reali, dove ci sono torti, li identificheremo e li affronteremo con i nostri mezzi. Stiamo creando il nostro Contratto Sociale. Questa autorità nascerà secondo le condizioni del nostro mondo, non quelle del vostro. Il nostro mondo è diverso.
Il Ciberspazio consiste in scambi, rapporti e pensiero stesso, disposti come una potente onda nella ragnatela delle nostre comunicazioni. Il nostro è un mondo che si trova dappertutto e da nessuna parte, ma non dove vivono i corpi.
Stiamo creando un mondo dove tutti possano entrare senza privilegi o pregiudizi basati su razza, potere economico, militare, o stato sociale.
Stiamo creando un mondo dove chiunque ovunque possa esprimere le proprie opinioni, non importa quanto singolari, senza paura di venire costretto al silenzio o al conformismo.
I vostri concetti legali di proprietà, espressione, identità, movimento e contesto non si applicano a noi. Sono basati sulla materia. Qui non c’e’ alcuna materia.
Le nostre identità non hanno corpi, quindi, al contrario di voi, noi non possiamo ricevere ordini tramite coercizione fisica. Crediamo che con l’etica, con l’illuminato interesse personale e con il benessere comune, il nostro governo emergerà. Le nostre identità potranno essere diffuse attraverso molte delle vostre giurisdizioni. La sola legge che tutte le nostre culture costituenti riconosceranno generalmente è la Regola Aurea. Speriamo di essere capaci di costruire le nostre soluzioni particolari su quella base. Ma non possiamo accettare le soluzioni che voi state tentando di imporre.
Negli Stati Uniti, avete creato una legge, il Telecommunications Reform Act, che rinnega la vostra stessa Costituzione ed è un insulto ai sogni di Jefferson, Washington, Mill, Madison, DeToqueville, e Brandeis. Questi sogni devono ora rinascere in noi.
Siete terrorizzati da vostri stessi figli, perché sono nativi in un mondo dove voi sarete sempre immigranti. Siccome ne avete paura, voi affidate alla vostra burocrazia la responsabilità di genitori che siete troppo codardi per affrontare. Nel nostro mondo, tutti i sentimenti e le espressioni di umanità, dall’avvilente all’angelico, sono parti di un tutto unico, il dialogo globale dei bit. Non possiamo separare l’aria soffocante dall’aria su cui si scaldano le ali.
In Cina, Germania, Francia, Russia, Singapore, Italia e negli Stati Uniti, state cercando di respingere il virus della libertà edificando posti di guardia alle frontiere del Ciberspazio. Questi potranno tenere fuori il contagio per un poco, ma non funzioneranno in un mondo che sarà presto soffocato dai media basati sui bit.
Le vostre industrie dell’informazione sempre più obsolete si perpetueranno proponendo leggi, in America e da ogni altra parte, che pretendono di possedere la parola stessa in tutto il mondo. Queste leggi dichiareranno che le idee sono un altro prodotto industriale, non più nobile della ghisa. Nel nostro mondo, qualunque cosa la mente umana possa creare può essere riprodotto e distribuito all’infinito senza alcun costo. Il trasferimento globale del pensiero non ha più bisogno delle vostre fabbriche per avvenire.
Questi provvedimenti sempre più ostili e coloniali ci mettono nella stessa posizione di quei precedenti amanti della libertà e dell’autodeterminazione che hanno dovuto rifiutare le autorità di poteri distanti e disinformati. Dobbiamo dichiarare le nostre identità virtuali immuni alla vostra sovranità, pur continuando a consentirvi di governare sui nostri corpi. Ci diffonderemo attraverso il Pianeta così che nessuno potrà arrestare i nostri pensieri.
Noi creeremo una civiltà della Mente nel Ciberspazio. Possa essa essere più umana e onesta del mondo che i vostri governi hanno prodotto in precedenza.

Davos, Confederazione Elvetica
8 Febbraio 1996

Questo testo è stato scritto da John Perry Barlow, uno scrittore americano che si è contraddistinto negli anni per la sua lotta a difesa delle libertà e dei diritti “digitali”. Sembra un concetto strano, ma io lo trovo estremamente profondo.

Viviamo in un mondo sempre più informatizzato. Grazie ad Internet una globalizzazione sana ed efficace ha già preso piede in tutti i paesi dove arriva una linea telefonica. La possibilità di comunicare e scambiare informazioni a livello praticamente istantaneo con una persona in ogni punto del pianeta è la più grossa rivoluzione degli ultimi decenni.

I recenti tentativi di controllo censorio su Internet sono un serio campanello d’allarme: SOPA, PIPA, ACTA & Co. sembrano delle sigle innocenti ma sono i grimaldelli con cui i poteri forti stanno cercando di aprire la serratura che custodisce le libertà del Web 2.0 in nome della protezione del diritto d’autore o della sicurezza nazionale o di qualunque altra scusa si possa inventare per far apparire come una necessità la privazione di diritti. E’ un trucco vecchio, non dovremmo cascarci più. E invece siamo qui, ogni volta, a discutere e ad allarmarci per i mezzi subdoli, soprattutto ACTA, che le lobbies e i governi decidono di utilizzare.

Perché ho preso spunto dalla “Dichiarazione di Indipendenza” di Barlow? Riflettevo in questi giorni su Internet e su quello che Barlow definisce “Ciberspazio”. Io credo di non esagerare quando penso che Internet dovrebbe essere riconosciuta come un’entità extraterritoriale. Su Internet non dovrebbe valere la giurisdizione ordinaria, per la sua natura digitale che lo contraddistingue. Internet è ovunque, ad esso si può accedere da qualunque luogo. E’ semplicemente patetico che, ad esempio, il governo americano blocchi in tutto il mondo un sito internet, solo perché sul suo territorio sono presenti i server dove era hostato il sito. Ogni computer collegato ad Internet è digitalmente presente nello ciberspazio e dovrebbe essere pertanto considerato una “ambasciata” di questa entità extraterritoriale: un luogo inviolabile e autogestito.

E’ un’idea stupida? Utopica? Per me ha senso. L’idea di confine su Internet non ha senso. Non esistono confini digitali. Ogni incursione da parte di un’entità statale “ordinaria” ha ripercussioni su tutto il mondo senza che si possa fare qualcosa per difendere il proprio diritto all’accesso di informazioni. Io, cittadino Italiano che si trova in Italia, non sono soggetto alla giurisdizione statunitense ma da qualche giorno non posso più accedere al mio account di MegaUpload per il capriccio di alcuni yankees. Perché? MegaUpload (e qualsiasi altro sito Internet) è un luogo di Internet, un sito Internet. Sito, ovvero, un posto “geograficamente” identificato all’interno di uno spazio. In questo spazio dovrebbe vigere un’altra legislazione. Libera, autodeterminata, dove si possa cercare un modello di autogoverno migliore di quello che le autorità ordinarie vorrebbero imporre.

Non dico che non ci dovrebbe essere alcun legame tra il mondo “terreno” e quello “digitale”, ma che i rapporti tra i “due mondi” non devono essere di subordinazione ma di pariteticità. Discussione e non imposizione. Mi sono ripromesso di sviluppare questo discorso in maniera più organica in futuro.

Nel frattempo, sono curioso di sapere cosa ne pensate, se avete delle idee a riguardo oppure se semplicemente pensate che ci siano problemi più grossi da affrontare in questo momento (un pensiero probabilmente frutto della più classica delle disinformazioni, ma pur sempre possibile). Spero non siate timidi e usiate quel magnifico strumento, sintesi estrema della libertà di espressione, chiamato “commento”.