Il neutrino dell’OPERA

Posted by on 13 ottobre 2011

Come era prevedibile attendersi, la comunità scientifica si è dimostrata molto “fredda” ai risultati presentati dal gruppo di scienziati che ha lavorato all’esperimento OPERA. Critiche e perplessità hanno sommerso gli autori della pubblicazione che ha presentato uno dei risultati più clamorosi degli ultimi anni. Clamoroso qualunque sia l’esito della “scoperta” negli anni a venire: potrebbe essere una rivoluzione totale oppure un abbaglio senza precedenti.

Ad esempio oggi si è tenuto presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Ferrara un seminario sull’esperimento OPERA ed i suoi risultati. L’ospite chiamato a tenere il seminario è stato A. Paoloni, del Laboratorio Nazionale di Frascati, il quale ha partecipato all’esperimento ed è uno dei firmatari della pubblicazione. Dopo aver illustrato le procedure tecniche che hanno portato alla misura e alla valutazione del suo errore ci sono state le fatidiche “domande” e lì molte delle menti più autorevoli del nostro Dipartimento hanno dato sfogo ai loro dubbi.

Se venisse smentito il risultato di OPERA, questo esperimento sarà certamente servito a dimostrare l'ignoranza di alcune persone che ricoprono cariche pubbliche.

Ho sinceramente provato solidarietà per Paoloni, durante la sua difesa dei dati sperimentali, ma molte delle obiezioni sono certamente valide e fanno uscire un po’ con le ossa rotte il lavoro di OPERA. Un altro punto a sfavore dell’esperimento è quello di non aver rilasciato tutti i dati sulla stima dell’errore temporale della misura, per sua stessa ammissione. E’ normale dunque aspettarsi grande scetticismo e voglia di trovare il pelo nell’uovo in ogni errore considerato e ogni possibile errore non considerato. Per chi non lo sapesse, infatti, nella fisica il risultato spesso non è l’elemento principale del dibattito, ma piuttosto la valutazione dell’errore con cui la misura è stata effettuata. Intuitivo, ma non scontato.

C’è inoltre da considerare che una misura di 60.7 ± 6.9 (stat.) ± 7.4 (sis.) nanosecondi è sicuramente significativa, ma è ancora grosso il rischio che un elemento non considerato possa “allargare” la barra d’errore fino a lambire l’agognato “0” sulla differenza tra velocità di neutrini e fotoni, cosa che farebbe rientrare l’allarme superluminale.

Sicuramente nei prossimi anni si susseguiranno conferme e smentite, ma, come sempre, sarà un risultato sperimentale ampiamente condiviso dalla comunità scientifica a scrivere la parola “Fine” sulla questione. Almeno fino alla prossima scoperta.