Vi racconto un uomo: Riccardo Schioppo

Posted by on 11 maggio 2011

Riccardo in Antartide

Ci sono persone che non hai incrociato per molto tempo nell’arco della tua vita, ma che la attraversano così profondamente e con cui condividi delle esperienze così forti da lasciare un ricordo indelebile e fortissimo.

Per quanto mi riguarda, una di queste persone è Riccardo Schioppo, foggiano, tecnico dell’ENEA ma soprattutto uno Scout. Ed è proprio lo scoutismo che ha fatto incontrare le nostre strade e le ha fatte percorrere parallele per qualche anno: Riparto “Fenice”, Gruppo Foggia 1°, Federazione delle Guide e Scouts d’Europa (FSE). Dopodomani, 13 Maggio, Riccardo presenterà al pubblico un documentario sulla sua esperienza in Antartide, ma io credo, e lui sarà d’accordo, che sicuramente tutto questo non sarebbe stato possibile, o dannatamente più difficile, senza aver avuto prima un’esperienza così significativa nello scoutismo.

Chi era presente in quegli anni, subito dopo l’Eurojam del 2003, non può non ricordare l’ingresso della figura di Riccardo nel Gruppo. In punta di piedi, con un’inesperienza che spesso faceva sorridere chi da anni era ormai “esperto” in alcune consuetudini dello scoutismo, ma con un modo di lavorare ed una personalità disarmante. Non dovrei ricordare male quanto segue perché quegli anni sono scolpiti nella mia memoria. Vi racconto un paio di episodi.

Nel 2004 Riccardo era “Aiuto Capo” nel Riparto Esploratori (di cui facevo parte), ed abbiamo vissuto insieme uno dei momenti sicuramente più delicati del campo estivo svolto alla Base Nazionale di Soriano nel Cimino, ma forse anche della storia recente del gruppo. Un nostro amico si era fatto seriamente male durante una (sciagurata nei tempi e nei modi) “marcia notturna” e la posizione della mia Squadriglia era tale da non permettere alcun soccorso senza mettere a rischio l’incolumità di altri suoi membri. Arrivarono altri ragazzi a dare una mano e Riccardo salì su da noi per pernottare all’addiaccio e aspettare la mattina seguente per riprendere la discesa. Fu una notte molto difficile, dormii con gli occhiali stretti in mano per paura di perderli, dato che c’era la possibilità di doversi rimettere repentinamente in movimento, e ricordo benissimo che usai il mio sacco a pelo a mo’ di coperta per poterlo condividere con Riccardo, che ne era ovviamente sprovvisto.

Dopo quel campeggio Riccardo diventò Capo Riparto, e fino alla fine del 2006 continuò il suo progressivo assorbimento degli usi e costumi del nostro gruppo, nonostante qualche (non rara, a dir la verità) gaffe. La ventata di originalità che ha portato nel riparto, oltre all’intraprendenza che riusciva ad ispirare a noi tutti hanno segnato un biennio certamente positivo sotto tutti i punti di vista, dopo un 2003-2004 molto difficile. Ricordo il mio ultimo Campo Estivo da Esploratore, nell’estate del 2006, quando lo “convincemmo” in sede di Alta Squadriglia, a cercare un modo di vedere gli eventuali Quarti di Finale e Semifinali dei Campionati del Mondo di Calcio, le cui date capitavano proprio durante il campeggio. E allora via, pannello fotovoltaico, batteria da automobile e TV alla mano, per i boschi, a fare qualcosa che neanche noi pensavamo possibile realizzare con le nostre sole forze. Ovviamente il segnale era pessimo, si vedeva con molto disturbo ed in bianco e grigio (neanche nero), ma le emozioni dei supplementari di Italia-Germania, quel palo di Gilardino, quella traversa di Zambrotta, i gol di Grosso e Del Piero, non sono ancora state superate da una qualsiasi altra partita vista in TV. Le imprecazioni si sono sprecate (con buona pace dello stile scout e dei punteggi) quando il segnale andava e veniva nei momenti cruciali di un’azione.

Dopo quel campeggio, c’è stata la mia ultima notte da Esploratore, l’ultimo fuoco, l’ultima chiacchierata con Riccardo ad un campo, un “ultimo” per ogni cosa. Gli anni sono passati, lui è andato in Antartide per la prima volta e ci è rimasto 13 mesi. Quando è tornato è stata festa grande. Credo di poter dire che tutto il Gruppo è stato ed è orgoglioso di lui. Io poi sono venuto a Ferrara e, purtroppo, ci siamo persi di vista. Poco prima della mia partenza gli ho chiesto un consiglio sulla mia ormai prossima decisione di andare a studiare Fisica lontano da Foggia e mi ha spronato ad intraprendere questa strada senza alcuna remore. Scherzando (nei modi, ma non nelle intenzioni) gli dissi che, dopo la laurea, avrebbe dovuto portare anche me in Antartide visto che si è occupato di atmosfera e rilevazioni climatiche, tematiche sicuramente affini ai miei studi. Ovviamente non ho cambiato idea, sei avvisato! La fame di avventure non viene calmata dalla vita universitaria, e il mio stomaco brontola fragorosamente al pensiero di poter lavorare come scienziato al polo Sud. Ovviamente le possibilità sono poche, ma come ben sappiamo, l’importante è essere sempre pronti.

Spero, ad ogni modo, che ci sia ancora tempo per incontrarci di nuovo. Grazie, Riccardo.