Un’impezzata perfetta

Posted by on 28 maggio 2011

Ci mancava anche questa: vi racconto una piccola (dis)avventura che mi è capitata su un treno. La notizia è che stavolta Trenitalia non è colpevole. Ma veniamo al dunque.

Stasera torno da Bologna a Ferrara con i miei genitori e la mia ragazza e, mentre tranquilli si parla un po’ di varie tematiche, entra prepotentemente in scena lei: l’impezzatrice.

Una curiosa signora, che chiameremo Miss Lipsticks, si scusa per l’interruzione e suggerisce di toccare un libro ed aprire una pagina a caso per trovare la risposta ai problemi che “affliggono” Anastasia, la mia ragazza. L’avesse detto a me, avrei cercato la risposta alla domanda “Perché su tante persone su questo dannato treno devi rompere le palle proprio a me?”. Vabbè, ormai Miss Lipstick ha abbordato la nave e si prepara all’arrembaggio, probabilmente aiutata dagli effetti di un buon vino.

Una presentazione ad arte, fatta a poco a poco, svelando e chiedendo un dettaglio alla volta. Sedicente professoressa di Filosofia dell’Università di Bologna (di cui ovviamente non c’è traccia su internet) che, a suo dire, ha bocciato tre volte il figlio del Rettore a non so quale esame (esticazzi!). Parlano, ridono, si divertono, mentre io mi isolo a cercare in diretta su internet dei dettagli su questa persona. Intanto è anche finita la finale di Champions League, argomento sicuramente più interessante che sentire le cazzate sparate su Socrate da Miss Lipsticks.

La pezza è tratta.

Arrivati in stazione, addirittura vengono scambiati i numeri di telefono e lei esce allo scoperto: vuole un passaggio a casa. Vabbè, su, avanti, dove abiti? Ok, bene, armiamoci e partiamo. Meno male che abbiamo la macchina! Sicuramente avrebbe chiesto di accompagnarla a piedi se non l’avessimo avuta.

Io non l’avrei retta per tutto il tempo necessario, e infatti anche lei nota un certo fastidio nei miei comportamenti, ma preferisce “attaccarmi” con degli sfottò piuttosto che ridimensionarsi ed essere più discreta. Non me ne frega niente, con me non funziona.

Alla fine della corsa, interminabili saluti, sorrisi, strette di mano, sfanculate mentali (da parte mia) e poi finalmente, la fuga ed il ritorno a casa.