La “Storia” non passa da Arcore

Posted by on 16 aprile 2011
fonte: nibble.it

La Storia, quella con la “S” maiuscola, non passa da Arcore.

Sto provando una sempre maggiore insofferenza verso le questioni che agitano i giornali in questo periodo. Spesso rifletto sugli anni che stiamo passando, all’insegna del berlusconismo nella sua faccia più terribile. E provo quasi invidia per chi ha passato delle epoche ritenute “peggiori” alla nostra.

Prendiamo ad esempio gli anni ’30 e ’40 fino alla guerra e alla proclamazione della Repubblica. C’era il Fascismo, il partito unico, la dittatura. L’Istituto Luce che faceva la propaganda al regime e gli Italiani che la seguivano, animati da una retorica di amor patrio e di grande nazionalismo. Non voglio dire che il Fascismo sia stata una cosa giusta, ma almeno aveva una sua “coerenza”, condivisibile o meno. C’erano delle idee, si cercava di seguirle, per rendere l’Italia una potenza degna del rispetto di tutti gli altri Stati del mondo. Le generazioni che hanno vissuto quegli anni, che hanno vissuto la guerra più spaventosa che l’uomo sia riuscito ad inscenare, ancora oggi portano vivo il ricordo di tutto ciò che hanno passato. E, come ho detto prima, in un certo senso le invidio. Hanno assistito all’evento più importante dell’ultimo secolo, hanno partecipato a qualcosa di epocale, hanno avuto l’opportunità di lasciare una traccia indelebile nel corso della storia dell’umanità con il loro impegno, la loro lotta, il loro sacrificio.

E noi? Figli di chi ha vissuto negli anni ’80, ragazzi che sono stati accolti nel nuovo millennio da una guerra invisibile al terrorismo, a cosa stiamo assistendo, in Italia? Impegno bellico? Retorica nazionalista? Guerra civile? Lotte studentesche? Niente di tutto questo.

Siamo qui a parlare, a fare le facce sdegnate, a commentare sottovoce e a fare battute sulle gesta di uomini, ominicchi e quaquaraquà che si dano il cambio alla guida dell’Italia. A subire una propaganda televisiva consumista e qualunquista, a sentir parlare personaggioni che fanno del “voltagabbanesimo” la loro religione, a essere narcotizzati e assuefatti a tutto ciò che ci circonda, nella speranza che la nostra capacità di reagire si avvicini sempre più allo zero. Io dico, meglio Mussolini che Minzolini. Almeno la dittatura era palese e se non eri d’accordo andavi via o facevi opposizione clandestina. Oggi invece, tranquilli e comodi, aspettiamo sempre che siano “gli altri” a fare la prima mossa. Tutti ci lamentiamo ma nessuno agisce.

Questa classe politica ci sta sbattendo in faccia giorno dopo giorno esempi di come sta calpestando la democrazia. Parlamento bloccato, leggi “ad personam”, spartizione di poltrone, ribaltoni e ribaltini, fughe di “Responsabili” per salvare il salvabile e delle grosse, grossissime, figure di merda a livello internazionale. Cosa c’è di democratico nel nostro sistema? Se la democrazia è scegliere chi governa, ebbene, l’Italia non è una democrazia. Possiamo mettere una croce sul partito, ma chi va in Parlamento lo decide il partito. E non tutti hanno la facoltà economica di fare un partito. Quindi, il potere legislativo ed esecutivo è in mano a pochi, che possono sfruttarlo a piacimento. Democrazia il cazzo.

Quale potere rimane? Quello giudiziario. Se avete capito dove voglio arrivare, ecco la chiusura del cerchio: l’attacco alla Magistratura, ultimo rigurgito di libertà rimasto in Italia, sebbene anch’essa sia malata e deviata al suo interno. Ma almeno c’è. Dovesse crollare, sarebbe la fine.

Ecco il diverso spessore di “Storia” a cui hanno assistito la mia generazione e quella della guerra. Da un lato, si pensava a sopravvivere alla guerra e a costruire l’Italia, dall’altro si pensa a come spartirsi il denaro pubblico e a distruggere lo Stato, asservendolo ai propri bisogni. Prima si combatteva contro un regime politico, oggi siamo intrappolati da un regime mediatico, subdolo e inconscio.

L’unica speranza è nel tempo, il solo galantuomo sopravvissuto alla barbarie morale che ha avvolto il nostro bel paese.