Maroni non si ricorda del vero “peracottaio”

Posted by on 8 marzo 2012

L’ex-ministro Roberto Maroni ha rilasciato una dichiarazione a mio avviso ridicola sulla sua pagina Facebook:

“I limiti del governo dei professori emergono evidenti anche in politica estera, ci fanno fare una figura da peracottai. Sono convinto che con il ministro Frattini la vicenda marò si sarebbe risolta subito e positivamente. Solidarietà ai nostri valorosi soldati”

Vorrei dunque ricordare al Grazie-a-Dio-sei-un-ex-ministro Maroni che con Frattini alla Farnesina abbiamo fatto solo figure di merda. Basta rileggere il riassunto del suo ultimo mandato da Ministro degli Affari Esteri (fonte Wikipedia):

Durante la prima estate del suo ministero è stato firmato il Trattato di amicizia tra Italia e Libia; con tale trattato, la Libia di Gheddafi acconsente a riprendere i barconi di migranti sub-sahariani partiti dalle coste libiche verso l’Italia. La cooperazione tra le due guardie costiere si avvia nel maggio 2009, con le proteste dei gruppi internazionali per la protezione dei diritti dell’uomo, che criticano la consegna dei migranti – inclusi potenziali richiedenti asilo – alla Libia, che non ha ratificato la convenzione ONU sui rifugiati; la politica è in seguito sospesa ma non ripudiata officialmente. Frattini ha sostenuto apertamente la politica dei respingimenti, contraria al principio internazionale del non refoulement,[15] qualificandola come “doverosa applicazione delle regole europee”,[16] criticando come “indegno” il rapporto 2010 di Amnesty International che evidenziava la criticità di tale politica alla luce del diritto internazionale ed europeo.[17] Nel settembre 2010, in occasione della seconda visita di Gheddafi a Roma, Frattini dichiarava “Abbiamo bloccato la tratta dei clandestini”, nonostante le cifre mostrassero la continuità dei flussi migratori, e nonostante si trattasse per la maggior parte di persone aventi diritto a forme di protezione internazionale.[18] Nel febbraio 2011, nel quadro mutato dalle rivolte della primavera araba, Frattini sosteneva di voler “mobilitare i Paesi del Mediterraneo” e dell’Ue, attraverso l’agenzia Frontex, per pattugliamenti e respingimenti.[19] Ancora nell’agosto 2011, un barcone con oltre 100 migranti, intercettato in mare, viene trasferito alle autorità tunisine, tra le critiche di NGO e UNHCR. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nel caso Hirsi v. Italia giudicato il 23 febbraio 2012, ha condannato l’Italia per mancato rispetto della Convenzione, in particolare per quanto riguarda l’articolo 3 (divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti) e l’articolo 4 del protocollo IV (divieto di espulsioni collettive); nel caso in specie, 200 migranti somali ed eritrei erano stati respinti in Libia, senza aver possibilità di porre domanda di asilo politico.[20]

Durante l’invasione russa della Georgia nell’estate 2008, Frattini è in vacanza alle Maldive. La rappresentanza dell’Italia durante le riunioni d’urgenza dei ministri degli esteri dell’Unione Europea viene assicurata dal sottosegretario Vincenzo Scotti[21].

L’ambasciatore statunitense in Italia, Ronald Spogli, informava Washington, in un cablogramma riservato divulgato da Wikileaks, di come Berlusconi “rifiuta costantemente i consigli strategici del suo ministro degli esteri, demoralizzato, privo di risorse e sempre più irrilevante”. La debolezza di Frattini veniva rilevata dagli Stati Uniti particolarmente riguardo alle relazioni italo-russe.[22].

A fine dicembre 2008, durante l’attacco di Israele a Gaza (Operazione Piombo fuso), Frattini è di nuovo in vacanza. L’intervista di Frattini al TG1 in tuta da sci solleva polemiche per l’abbigliamento inappropriato e irrispettoso[23]. Frattini risponde via Facebook[24].

Nel marzo 2009 Frattini ha condannato la Conferenza mondiale contro il razzismo del 2009 dell’ONU, definendo non accettabile il documento proposto, contenente le posizioni anti-israeliane emerse nella conferenza del 2001, che qualificavano il Sionismo come una forma di razzismo[25].

Si è in seguito espresso contro il multiculturalismo[26], ma a favore del diritto di voto amministrativo per gli immigrati regolari[27], e ha richiesto una politica europea di accoglienza degli immigrati clandestini[28].

Nel novembre 2009 ha definito «suggestiva» la proposta di Roberto Castelli per un emendamento costituzionale che inserisse una croce all’interno della bandiera italiana: «Noi per ora vogliamo difendere il diritto a tenere il crocifisso nelle nostre classi, poi vediamo se si può fare di più». «Ci sono nove Paesi europei che hanno il crocifisso nella loro bandiera, è una proposta assolutamente normale»[29].

Il 22 ottobre 2010 dichiara all’Osservatore Romano che l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam dovrebbero allearsi per contrastare l’ateismo, da lui definito, nella stessa intervista, un “fenomeno perverso” al pari dell’estremismo[30]. Tali dichiarazioni hanno causato le critiche da parte di numerosi commentatori e soprattutto dell’UAAR, che ne ha chiesto le dimissioni[31].

Nel novembre 2010 ha definito le rivelazioni di Wikileaks come “l’11 settembre della diplomazia mondiale”[32] e ha affermato che Julian Assange “vuole distruggere il mondo”[33].

Mentre invece se si va a scorrere la carriera diplomatica del successore di Frattini, Giulio Terzi di Sant’Agata, si può osservare un impegno costante e mai delle dichiarazioni fuori tono. Ricordo a Maroni, inoltre, che sta insultando un Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, la seconda onorificenza italiana più alta. Frattini, d’altro canto, può vantare al massimo un Collare d’Oro dell’Ordine olimpico, adatto per andare a passeggio.

Ricordiamo ancora a Maroni come si è comportato il Governo di cui faceva parte riguardo il caso di Nicola Calipari, estremamente più grave di ciò che sta succedendo ai due lagunari fermati in India. Scrissi un articolo sul blog vecchio, a questo link, e invito voi a rileggerlo (fa sempre bene) e Maroni a vergognarsi. In quel caso non abbiamo fatto la figura dei peracottai, ma quella dei leccaculo perfetti. Non ci sono scuse.

Possiamo dunque dire, pur tenendo buona la tesi della “pera cotta”, che almeno sul piano delle relazioni internazionali stiamo migliorando tantissimo.